Sono fatta un po’ così. Arrivo agli appuntamenti spaccando l’ora, oppure terribilmente in ritardo (il massimo è stato 2 ore quando abitavo a 500 metri dall’appuntamento, me l’ero presa comoda). Quando arrivo di solito non c’è nessuno, solo la gente che passa… che cammina portandosi appresso sacchetti e pensieri. Se c’è una vetrina inizio a passarne in rassegna tutti i prodotti. Sette volte su dieci mi viene voglia di comprare qualcosa e sette volte su dieci mi rendo conto di non averne bisogno. Del resto sono lì per un appuntamento, non avevo preventivato un acquisto.
Di quelle persone che per caso incontro ricordo inconsciamente ogni minimo particolare, perché poi le ritrovo coinvolte nei miei sogni la notte, magari non la notte stessa. Sogno tantissimo e sogno sempre le persone che incontro, soprattutto quelle con cui ho avuto modo di parlare. Le ritrovo nei sogni più improbabili… quelli in cui io ero bambina o, già grande, a scuola.
Non nascondo che a volte cerco di guardarmi attorno il meno possibile, proprio per evitare di focalizzarmi troppo su qualcuno.
Ma non è tutto. Ho una memoria terrificante. Generalmente ricordo, anche per anni, l’ultima volta in cui ho visto le persone che conosco. Mi ricordo i vestiti che avevano, mi ricordo il modo in cui parlavano o gesticolavano, il modo in cui mi guardavano, se provavano disagio e dicevano frasi di mera circostanza, oppure se erano serene e sincere. Ricordo, soprattutto, come ci siamo salutate. E questo, spesso, vorrei non accadesse… perché ci sono persone che hanno avuto un’importanza senza pari, nella mia vita, ma forse non ho trovato le parole e i gesti per farglielo capire… e quando mi salutano è come se nulla fosse. C’è l’istinto di chiedere, un attimo prima del ciao, il numero di cellulare. Ma dopo 27 anni mi conosco, non chiamerei mai.